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15 luglio 2017
Ultimamente i discorsi tra me e Ste si fermano a – vai a comprarmi il terminale della batteria – chiedi se è arrivato il frigo- svuota la calavele – dimmi se si muove questo cavo – mi passi il cacciavite a stella – attacca la corrente, no accendila – Timo piange –  Oh ma sei sempre nervosa!-.
Ed è proprio qui che mio soffermerei.
Sono nervosa? chi? io? ma no e perché mai dovrei esserlo? sono sola tutto il giorno con i miei tre figli che a turno scassano la uallera. Almeno i primi giorni i due grandi sparivano la mattina e tornavano la sera, ustionati ma felici e rilassati, perchè stavano tutto il dì a pescare, ma ora basta, hanno deciso di starmi attaccati al culo sempre, litigare, mandarsi a quel paese e rispondermi perennemente NO a ogni richiesta di decenza umana, sono esausta!
Appena il piccoletto si addormenta salgo in barca in fretta e furia e cerco di dare il mio becero contributo a portare avanti gli interminabili lavori da fare. Dare tre mani di bianco su una parete 50 cm x 150 cm (lavoro che richiede 3 ore) ci ho messo 7 gg, mille interruzioni: da Timo che si sveglia, dagli altri due che si menano o hanno fame o da Stefano che ha bisogno di me per farmi entrare dentro mobiletti a svitare viti o staccare tubi, io ho dita lunghe….tutto questo ad una temperatura sovraumana. Il sudore schizza dai pori come l’irrigazione di Central Park e mi cola tra le tette come le Niagara Falls…Non riesco a concludere un lavoro, ogni iniziativa di riordino viene smorzata subito dopo e la cosa mi innervosisce, anzi mi fa imbestialire e questa energia negativa la si taglia come un grissino per tutto il cantiere.
Forse abbiamo sottovalutato la manutenzione che richiedeva la nuova barca, o forse avremmo potuto rinunciare a tutti questi lavori, ma se così fosse stato avremmo anche rinunciato alla navigazione in sicurezza…insomma un cane che si morde la coda. Appena abbiamo attaccato la corrente una batteria ha fatto Boom e ha preso fuoco, così il capitano ha pensato bene di dare un’occhio all’impianto elettrico e scoprire ben presto che c’erano cavi che avevano un inizio e non una fine. Interruttori delle cabine di prua che in realtà accendevano quelle di poppa, cavi attaccati a caso o giuntati con lo scotch di carta e altro e altro ancora. La cosa più intelligente da fare era rimettere mano e rifare l’impianto elettrico. Sarebbe stato più facile delegare a qualcuno, ovviamente, ma a fronte di una spesa di x mila euro, il capitano ha preso il toro per le palle e ha deciso di giocarci lui. Poi il dubbio viene, ma come sarà messo l’impianto idraulico? e i tubi del gas? e cosi via smontiamo e rifacciamo tutto da capo….un massacro che si unisce all’ansia del poco a tempo a disposizione, perché la barca deve entrare in acqua per ospitare gli svariati amici a cui abbiamo promesso un giro e ai nostri soci in affari. Poi la goccia che fa traboccare il vaso, mi sono raccomandata mille volte con Iago e Nina di non girare per il cantiere a piedi nudi, perché pieno di vetri, ferri ecc.. e loro niente, testoni sempre a fare come vogliono loro, alla fine presa dal raptus della collera gli ho pure augurato di tagliarsi e non venire poi a piangere da me. Alla fine ieri sono finita in pronto soccorso perché mi sono infilzata con un chiodo arrugginito, non ero a piedi nudi ma il bastardo mi ha oltrepassato le Hawaianas! cosi vai in ospedale, su cui non spendo parole, ho pregato solo Dio di non doverci rimettere più piede, fai la visita, cerca una farmacia dove vendano il siero dell’antitetanica, cerca di parlare con la pediatra per sapere se ci sono controindicazioni per l’allattamento, cerca qualcuno che faccia la puntura perché viste le dimensioni dell’ago Stefano non se la sentiva e in ospedale non le fanno….insomma le vacanze sono altre.

17 luglio 2017
…ecco tutto quello raccontato prima succedeva due giorni fa…. Da domani 18 luglio la sottoscritta ha affittato una villazza con piscina privata in cui trascorrerà 5 giorni con i propri figli, lontana da sentine, oli di motore, pennellesse, smalti acrilici e tutto quello che ne consegue.

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