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Lunedi 22, martedi 23, mercoledi 24 agosto 2016

Meganisi è l’isola di decongestionamento, qui siamo stati 3 giorni e due notti. Tre giorni di relax, lettura, camminate, bagni, tuffi strampalati, schitarrate con gli amici, pizzoccherate e colazioni con pan cake per tutti. Sono giorni in cui fai un po’ il punto del viaggio, si pensa alle cose fatte e a quante cose si sarebbero volute fare ma che per vari motivi non c’è stata occasione di fare.

Piano piano c’è il distacco dalla casa galleggiante, qualla che prima veniva lavata, ordinata e sistemata con amore tutte le mattine, in questi giorni è abbandonata a se stessa. Perchè pulirla? oramai siamo arrivati…perchè lavare i piatti usiamo quelli di carta, oramai siamo arrivati, perchè cambiare le salviette e lenzuola, oramia siamo arrivati…lo scazzo è sovrano. Soprattutto io faccio fatica a fare a tutto, passo al pelo dalle porte delle cabine, se mi piego pesto ovunque, sono goffa, ingombrate e culona. Ho il fiato corto e se mi metto a lanciare secchiate per pulire il ponte ho il fiatone come se avessi fatto la maratona, tutto va a rilento, tutto va verso la fine.

Lo stesso ormeggio dello scorso anno, non è più lui, la collina di ulivi e pecore selvatiche non ci sono più. Si qualche ulivo lo hanno tenuto, ma circondato da muretti ordinati e puliti. Hanno fatto delle stradine ordinate, toltp la sterpaglia e i lavori in corso sono presagio di un nuovo resort. Per allargare la camminata sul mare hanno buttato sassi che coprono gli scogli e con loro le stelle marine che l’anno scorso abbiamo visto prorio li sotto. La spiaggia stretta e di sassolini giallini è stata privatizzata,  divieto di passaggio e addirittura il fondale del mare è stato coperto con ghiaia e sassetti prescisi tutti uguali, togliendo il fascino dei sassoni verdarstri e dei ricchi che li abitavano. La scenografia diversa unita ad un cielo velato con nuvoloni neri che passano tuonanti ci hanno fatto entrare ancora di più nel mood del rientro.

Le ultime mattine hanno il sapore magico di sempre: il silenzio della rada, il sole timido che sale dal mare, il profumo delle erbe aromantiche, qualche campanaccio di capra in lontananza, o il borbottare di una barca di pescatori appena percettibile al largo. Infine l’immancabile dolce, lento e malenconico dondolio dello scafo su un’ acqua che ancora non ha i riflessi spettacolari che regala durante il giorno, è ferma, fresca, color ottanio e profuma di mare. La respiro tutta, la faccio mia, mi inebrio, fa parte di me. Poi una mano mi accarezza e con gli stessi occhi vediamo il sole che piano piano ci illumina e riscalda, una mano sulla pancia in movimento, poi spuntano lei e poi lui…e la pelosa. Ci stringiamo tutti in un abbraccio senza fine, dove ognuno di noi da il suo contributo di amore. Sappiamo tutti cosa vorrà dire tornare, ognuno a suo modo pacherà il duro rientro, ma rispettiamo il religioso silenzio e la voglia di far parlare sono l’emozione che ci unisce in questo istante. Si chiude un altro capitolo di vita in barca.

Per l’ultimo giorno ci spostiamo a nord verso il paesino di Spartachori sempre sull’isola di Meganisi. I bimbi da soli con il loro materassino, che a sapere prima che gli paceva cosi tanto non avrei aspettato tre giorni alla fine della vacanza per prenderglielo, vanno in spiaggia da soli con i loro amici e poi tornano a casa via mare. Lei svaccata in relax, lui a nuoto spingendo la principessa. Nel pomeriggio li raggiungiamo in spiaggia per un aperivo e qui tocco il culmine del mio sbattimento estivo, con la discesa e risalita  aterra dalla barca oremggiata di prua!!!

L’anno scorso qui aveveamo recuperato in tra i cassoni della monnezza due splendide persiane turchesi, nella passeggiata della sera siamo passati di nuovo di li ma non c’ra nulla di abbastanza interessante da portarci a casa. Il paesino in alto alla baia è sempre affascianante, compriamo die regalini e scendiamo per cenare alla taverna del vecchio che gestisce l’ormeggio.

Un tramonto meraviglioso tinge di rosa la nostra cena e ci accompagna all’ultima notte su Naos.

 

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